Curiosità e dritte su tappi e cavatappi

Curiosità e dritte su tappi e cavatappi

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Aprire il vino col cavatappi

Stappare una bottiglia è un gesto che, spesso, si compie in maniera quasi automatica.

Eppure, non si deve dimenticare che si tratta di un momento delicatissimo: se tutto va bene, di solito, una volta tolto il tappo ci si dimentica in fretta della sua presenza; quando si presenta anche il minimo problema ad esso collegato, invece, si rischia di compromettere inesorabilmente il sapore stesso del vino e, più in generale, l’esperienza gustativa.

Ogni appassionato di vino che si rispetti, perciò, almeno una volta si è soffermato a riflettere su questo aspetto che non manca di sollevare dubbi e domande. Ecco le risposte ad alcune delle più comuni.

Chi ha inventato il cavatappi?

shutterstock_192267299Strumento dalla meccanica apparentemente semplice e intuitiva, il cavatappi, potrebbe avere il suo antenato in uno strumento spiraliforme utilizzato per rimuovere le palle di piombo che rimanevano incastrate all’interno dei cannoni. La sua origine, dunque, potrebbe essere alla lontana legata alla produzione di armi, anche se, secondo un’altra versione della storia, il cavaturaccioli non era altro che una forma moderna del punteruolo per botti.

Quel che è certo, è che cominciò ad essere usato così come lo conosciamo oggi, intorno alla metà del Seicento, quando iniziò a diffondersi l’usanza di far invecchiare il vino in bottiglie chiuse con tappi di sughero che, a un certo punto, dovevano essere rimossi. Il primo brevetto, però, arrivò solo nel 1795 in Inghilterra: fu grazie al reverendo Samuel Henshall, dunque, che si passò dalla produzione artigianale a quella in serie. E da allora in avanti, si è lavorato per renderlo sempre più maneggevole e pratico.

Come aprire una bottiglia se il tappo si rompe?

La soluzione migliore, anche se richiede un po’ di destrezza, è quella di utilizzare un cavatappi a lame, una forma diversa da quella del cavatappi convenzionale, ma che permette di afferrare il tappo dall’esterno, soprattutto nel caso in cui si abbia a che fare con un turacciolo molto vecchio e per questo fragile, oppure con uno che sia molto impregnato di vino.

Una volta inserite con cura le lame nello spazio tra il collo della bottiglia e il tappo, infatti, si può tirare l’impugnatura girando, e tirando fuori la parte rimasta bloccata.

Se l’operazione risultasse troppo complicata, o se, semplicemente, non si avesse a portata di mano un cavatappi a lame, si può sempre pensare di spingere il tappo dentro la bottiglia, o fare un buco che permetta al liquido di passare attraverso. Entrambe queste soluzioni, però, richiedono un passaggio ulteriore, e cioè il filtraggio del vino attraverso un colino, passandolo in un decanter, per rimuovere eventuali frammenti di tappo finiti all’interno della bottiglia.

La pressione ad alta quota può far saltare il tappo di una bottiglia di vino?

Trasportare in aereo una o più bottiglie di vino, è più sicuro di quanto non si potrebbe pensare: la pressione ad alta quota, infatti, è un problema che in cabina (o anche nella stiva dove vengono di solito conservate le valigie, se è per questo) di fatto non sussiste. Si può, quindi, viaggiare assolutamente tranquilli senza temere di veder saltare il tappo della propria bottiglia.

All’interno della stiva, tra l’altro, la temperatura è solitamente fresca e costante, quindi non si rischia neanche un’alterazione del contenuto dovuta al calore. Piuttosto, si dovrà fare attenzione a che la bottiglia non finisca per rompersi a causa di qualche urto imprevisto.