Denominazione di Origine Controllata e Garantita

Denominazione di Origine Controllata e Garantita

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E arriviamo così all’apice della piramide, quella Denominazione di Origine Controllata e Garantita che è appannaggio dei vini più prestigiosi della nostra Penisola. Sono 73 in tutto i prodotti che possono fregiarsi del marchio Docg, tra cui il Barolo, il Brunello di Montalcino, il Greco di Tufo, il Sagrantino di Montefalco, l’Amarone della Valpolicella. Insomma: i vini unanimemente riconosciuti come sinonimo di gusto e qualità in tutto il nostro Paese.

_MG_2118_risultatoÈ questo il marchio che identifica al meglio un territorio di produzione: caratteristica fondamentale e imprescindibile di ogni Docg è la ristretta area di origine, ben delimitata e definita, a volte persino di pochi ettari. Come accade, ad esempio, per il Bolgheri superiore in provincia di Livorno, fra gli stupendi paesaggi della Maremma toscana. Le Docg sono riservate a quei vini che permangono nella lista delle Doc almeno per cinque anni, considerati di particolare pregio per le caratteristiche del territorio di produzione, per le qualità umane di lavorazione, per la valorizzazione commerciale a livello sia nazionale che internazionale. Non è, in definitiva, solo il “terreno” che fa la differenza, ma anche la capacità di valorizzarlo, lavorarlo e diffonderne il pregio.

L’etichetta Docg si identifica spesso col nome di un Comune (Barolo per il Piemonte, Carmignano per la Toscana, Taurasi per la Campania) o di una ristretta zona di produzione come per il Nobile di Montepulciano, sui colli della Val di Chiana. Ed è proprio la Toscana a fregiarsi del titolo di Regione con il maggior numero di etichette Docg, ben 19, dal Chianti Classico al Morellino di Scansano, fino all’Aleatico dell’Elba e al celeberrimo e già menzionato Brunello di Montalcino.

I criteri disciplinari delle Docg sono sostanzialmente identici a quelli delle Doc, ricoprendo le stesse tipologie di regole seppur in maniera ancora più stringente. La denominazione può essere infatti assegnata, oltre a quei vini che sono da più di cinque anni nelle liste Doc, a quei prodotti che hanno superato un doppio esame chimico-fisico: sia nella fase di affinamento in botte che in quella in bottiglia. Non basta: a tutto questo si aggiunge anche un’analisi sensoriale (e cioè l’assaggio) compiuta da un’apposita commissione ministeriale. Il mancato superamento anche solo di quest’ultima fase, impedisce al vino di ottenere l’agognato marchio Docg.

Infine un po’ di storia: i primi vini a potersi fregiare del titolo di Docg sono il Brunello di Montalcino e il Nobile di Montepulciano (Dpr del Primo luglio 1980, con il Nobile a ottenere la prima fascetta in assoluto numero AA 000001). Dopo qualche tempo, ben 7 anni, toccherà anche ai bianchi, con l’Albana di Romagna Docg, Dpr del 13 aprile 1987.