Divino vino

Divino vino

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Vino nettare degli dei, dicevano gli antichi. E come dargli torto! Figuratevi…avevano un Dio solo per quello e il suo nome era Bacco per i latini e Dionisio per i greci! Ma ammettiamolo, vino e   spiritualità dei popoli sono stati uniti fin dalla notte dei tempi.

Nella cultura occidentale la presenza dell’uomo è sempre stata accompagnata da quella della vite. Le tre religioni monoteiste lo dimostrano nel bene o nel male. Mosè si dimostrò un esperto viticoltore portando al mondo i tralci della vite da trapiantare e non i vinaccioli da seminare; da qui il vino diventa il filo conduttore della geologia della Bibbia. Lo si ritrova ovviamente nei Vangeli, ma il suo culmine lo si ha nell’episodio dell’ultima cena dove Gesù offre il vino ai discepoli : “prese il vino e lo porse ai sui discepoli, bevete, questo è il mio sangue “, da qui il vino diventa simbolo di sacrificio e di momenti sacrificali. Ma diciamocelo serenamente, il cristianesimo non è che una religione, tra le tante nei secoli, in cui il vino è parte importante, simbolica ed evocativa di ciò che si può fare e cosa no. Alcuni brevi esempi…Parliamo dei fratelli ebrei. Il vino, preferibilmente rosso, assume particolare rilevanza per la celebrazione del sabato ebraico (o shabbat) nella religione Ebraica. Il “Kiddush” è il nome con il quale si indica appunto la benedizione e la speciale preghiera con cui la sera del venerdì ci si prepara al successivo giorno di riposo da dedicare esclusivamente alle cose spirituali, che appunto recita: “Bendetto sia Tu Signore nostro Dio, Re del mondo, creatore della vite. etc.” Andiamo a scomodare anche il buon Noè che Il mito dice che sarebbe stato   il primo uomo a piantare la vite e gli piacque anche parecchio: “…Bevve del vino, si ubriacò e si coprì dentro la tenda.(Gen. 9,20)”.

Ora passiamo ai cugini appartenenti alla religione Mussulmana, dove se bene l’uso del vino sia severamente vietato, non è comunque del tutto escluso dal libro sacro e dalle sure del corano, dove troviamo che chi rispetterà le leggi dei Maometto, il profeta, prometteva la completa soddisfazione dei piaceri carnali dopo la morte, infatti in questo Aldilà i Giusti: ”..Berranno un nettare puro, sugellato con un sugello di muschio che vi aspirono coloro che ne sono degni…“ sura 83,25-28. Ma comunque per l’Islam il vino e l’alcool rimangono vietate e sono solo un premio per i virtuosi.

Non andremo a scomodare altri Dei per ora, lasciandoci con le parole di Confucio: “La colpa dell’ubriachezza non sta nel vino, ma in chi lo beve”.