Il profumo del mosto selvatico (1995)

Il profumo del mosto selvatico (1995)

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Il profumo del mosto selvatico

Girato tra Stati Uniti, Messico e Italia a metà degli Stati Uniti, Il profumo del mosto selvatico ha fatto innamorare di Keanu Reeves intere generazioni di spettatrici, travolte dalla più romantica delle storie d’amore.

Nel film, l’attore interpreta Paul Sutton un giovane rappresentante di cioccolatini, appena tornato dalla guerra; deluso dall’accoglienza tiepida che gli riserva la moglie conosciuta solo un giorno prima di arruolarsi, il ragazzo si butta a capofitto nel lavoro e durante uno dei suoi viaggi di rappresentanza conosce Victoria Aragon, la figlia di un ricco viticoltore della Napa Valley, interpretato dall’italianissimo Giancarlo Giannini.

Il protagonista accetta di fingersi il marito di Victoria – che aspetta un figlio illegittimo da un suo professore dell’università – e così la accompagna a casa e incontra la sua famiglia. È a questo punto che entra in gioco la vigna in tutto il suo splendore, con il suo carico di tradizioni, riti antichi, tempi lenti, colori.

Il regista e il direttore della fotografia riescono a catturare in maniera impeccabile la magia della vendemmia, della pigiatura dell’uva, il senso di infinito e di vitalità che si respira tra le piante di vite che sono il cuore del fascino della famiglia Aragon e di una vita che scorre al ritmo delle stagioni e della natura. È in queste atmosfere bacchiche, calde e passionali che tra Paul e Victoria esplode un sentimento reale, reso ancora più potente dall’incanto di una terra che sembra essere fatta per l’amore.

La vigna è anche la grande protagonista dell’epico finale del film, interamente incentrato sulla simbologia delle radici, metafora perfetta di quei grandi valori familiari che sono rappresentati al meglio anche dagli sterminati filari di vite che – il film insegna – sono delicati e preziosi e, per questo, vanno curati e coltivati come figli.