Il vino del contadino è davvero genuino?

Il vino del contadino è davvero genuino?

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prati, steccato e sole

C’era una volta il contadino. Figura mitica dell’immaginario comune, gran lavoratore, conoscitore della terra e dei suoi ritmi, figlio di un tempo ormai romanticamente andato.

shutterstock_290275985Quel contadino che, sempre nell’immaginario comune, produceva la verdura più genuina del mondo, allevava il bestiame più pregiato, coltivava le uve da cui si ricavava il classico vino “schietto e sincero”. Un’entità quasi mitologica, idealizzata, figlia del desiderio di sfuggire ai ritmi del lavoro cittadino, meccanizzato e industriale.

Ma siamo davvero sicuri che l’amato “vino del contadino” sia davvero così buono come in tanti preferiscono credere? A costo di diventare antipatici o di fare la figura dei sapientoni, in questo articolo sfateremo qualche mito che ancora resiste e persiste.

Non parliamo ovviamente del cento per cento dei casi, ma molto spesso il vino prodotto “in casa”, a meno di non seguire regole ferree e faticose che abbiamo descritto passo passo QUI, è di qualità piuttosto mediocre, per non dire scarsa. A partire dalla vendemmia, svolta un po’ a casaccio, senza alcuna selezione delle uve, siano esse buone, troppo mature, marce o acerbe. Una mancanza di cura che, come abbiamo visto, può portare il vino a contrarre vere e proprie malattie, come il “girato” o il “filante”.

I problemi non si fermano alla fase di raccolta. Spesso il mosto, in fase di vinificazione, non segue alcun tipo di disciplinare, viene lasciato un po’ a se stesso, anche in questo caso con forti carenze nella cura del prodotto. I lieviti utilizzati sono spesso inadeguati, dozzinali, aggiunti senza aver conoscenze specifiche in ambito enologico. Parliamo, d’altronde, di un problema di costi e quantità: lieviti da 50 o 60 euro a confezione sono sicuramente troppo costosi per il nostro agricoltore, che di certo non venderà bottiglie di vino da 10 o più euro. Il prezzo finale non è sempre garanzia di qualità (un vino da 8 euro può essere anche più buono di uno da 20) ma è di sicuro un importante indicatore. Guardatevi sempre dai vini da 1 euro al litro: farete contento il portafogli, ma riserverete una brutta sorpresa al vostro stomaco.

Per non parlare della fase di filtrazione, un procedimento che le cantine più affidabili e serie mettono in atto per eliminare l’intorbidimento del mosto e le impurità del prodotto. Fase che il nostro contadino spesso lascerà un po’ al caso (vi siete mai chiesti perché il vino del contadino è così scuro da sembrare quasi “sporco”?) con conseguente perdita di qualità del prodotto finale, sia al gusto che all’olfatto. Il “mito” del vino del contadino è quindi in gran parte da sfatare, eliminando finalmente dal vocabolario quei termini “schietti e sinceri” che in realtà non vogliono dire assolutamente nulla. Il vino è il risultato finale di un processo che dura anni, costa tempo, dedizione e fatica, non passibile di alcun tipo di improvvisazione. Il vino da tavola va benissimo, a patto che conosciate i metodi di produzione. Ne va anche della vostra (e nostra) salute.