Il Vino Novello

Il Vino Novello

1324
SHARE
vino rosso giovane versato in due calici

Novembre ha il profumo del lampone e della ciliegia, del mosto giovane e della fragola. In due parole: del vino Novello. Una storia che nasce in periodi relativamente recenti, in quegli anni ’70 pieni di fermenti anche nel mondo del vino, quando i vignaioli del Belpaese decidono di creare un prodotto sul modello del Beaoujolais Nouveau francese. I nostri cugini transalpini sono coloro cui va ascritta, di diritto, l’idea di creare il vino Novello da uve Gamay, mentre tra i nostri confini Patri, il Novello deriva da più uve: dall’Aglianico campano al Sangiovese toscano, fino alla Puglia, alla Sicilia, al Piemonte e al Veneto.

Ma come si produce il Vino Novello? Partiamo dal capire cosa sia: parliamo di un vino estremamente giovane, frutto della vendemmia effettuata poche settimane prima, da cui verranno selezionati alcuni grappoli pronti a finire quasi immediatamente sulle nostre tavole sotto forma di nettare. Va da sé che, per un vino così peculiare, le tecniche di vinificazione siano completamente diverse rispetto alle tradizionali bottiglie cui siamo abituati. Una differenza che nasce già dopo la raccolta delle uve: il grappolo, infatti, non viene diraspato, bensì inserito intero all’interno di particolari vasche sature di anidride carbonica. È quel tipo di macerazione che nel gergo degli addetti ai lavori viene definita, appunto, come “macerazione carbonica”, tipica per produrre vini novelli di qualità.

I grappoli d’uva, schiacciati sotto il loro stesso peso, producono il mosto che fermenterà in modo del tutto naturale grazie a particolari sostanze enzimatiche presenti nel grappolo intero e non pigiato (che si perderebbero se il raspo d’uva venisse portata al torchio, come tutti gli altri). Alla fine del periodo di fermentazione naturale avremo il nostro Novello, pronto a essere imbottigliato e consumato.

Ma quanto tempo il mosto così ottenuto deve restare in vasca prima di poter essere considerato a tutti gli effetti un vino? La normativa italiana, in tal caso, è molto chiara: non meno di 10 giorni, con un grado alcolico che non può essere inferiore agli 11 gradi. Tutti i vini che seguono i disciplinari Dop e Igp possono diventare, potenzialmente, vini Novelli, starà ovviamente alla scelta di ogni viticoltore decidere se produrre o meno questa particolare tipologia di anno in anno.

Esistono, infine, vari tipi di Novello: quelli che potremmo definire “in purezza”, col 100 percento di uve derivate da macerazioni carbonica, o quello “blended”, mescolato a vino “classico”. La legge italiana prevede che un vino, per potersi definire Novello, debba contenere non meno del 40 percento di nettare derivante da macerazione carbonica. Parametro più flessibile di quello francese, dove il Beaujolais Nouveau deve necessariamente essere prodotto in purezza: o 100 percento, o niente.