In vino Veritas!

In vino Veritas!

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Secondo la mitologia greca, Dioniso avrebbe donato il vino agli uomini e avrebbe insegnato loro i metodi di produzione e il suo corretto consumo. In suo onore si svolgevano le feste dionisiache e i culti orfici, nei quali il vino era il protagonista assoluto anche se con a volte risvolti non troppo piacevoli.

Il sommo vate Omero, infatti diceva: Vino pazzo che suole spingere anche l’uomo molto saggio a intonare una canzone, e a ridere di gusto, e lo manda su a danzare, e lascia sfuggire qualche parola che era meglio tacere.

Ed del cieco poeta bisogna fidarsi in quanto ne sapeva di uomini che agivano sotto l’impulso della passione. Ma il vino in se era così importante, ma così importante che in Grecia toccava al simposiarca, il maestro delle cerimonie, il compito di regolare l’andamento del banchetto, stabilendo di volta in volta quanto vino bere, quando berlo e il suo livello di diluizione con l’acqua.

Per gli antichi il vino non andava consumato puro, in quanto provocava effetti indesiderati e negativi, e quindi considerati barbari ,si veda a tal proposito il famoso episodio di Odisseo e del ciclope Polifemo, al quale è fatto bere un vino che sarebbe dovuto essere mescolato con ben dieci parti d’acqua per poterlo sopportare.

Anche a Roma il vino era importante quanto in Grecia, e il dio Dioniso divenne il dio Bacco e le feste Dionisiache divennero Baccanali. Ma attenzione, bere vino non era per i Romani un diritto di tutti, infatti alle donne romane, che in genere erano abbastanza libere, era proibito bere il frutto di Bacco in quanto questo era riservato solo al sesso forte che aveva compiuto trenta anni e guai a farsi trovare in fragrante!

L’importanza del vino quindi tra i nostri avi era così importante da far declamare a Plinio il vecchio il famoso detto in vino veritas e ancora L’uomo deve al vino il fatto di essere il solo animale a bere senza sete.

Infine anche i buoni vecchi Antenati avevano capito quanto serva il vino nella produzione di arte tanto che anche l’austero Orazio declamava : Nessuna poesia scritta da bevitori d’acqua può piacere o vivere a lungo.

E quindi chi siamo noi per dargli torto? Quindi prima che sia troppo tardi, meglio fare come Aristofane e chiudere con :. Presto, portami un bicchiere di vino, in modo che io possa bagnare la mia mente e dire qualcosa di intelligente!