“La più dolce campagna del mondo”: il Chianti nella Letteratura

“La più dolce campagna del mondo”: il Chianti nella Letteratura

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Cipressi, vitigni e colline del Chianti hanno incantato gli occhi e la penna di molti artisti, fra cineasti, letterati, pittori, fotografi. Alcune delle pagine più belle della Letteratura di viaggio sono state scritte qui, sui terreni argillosi dell’entroterra toscano, dai filari di Greve ai profili di Castelnuovo Berardenga.

«Siamo arrivati qui la notte scorsa, dopo aver viaggiato per la più dolce campagna del mondo», ricorda la scrittrice Settecentesca Hester Lynch Piozzi nel suo Diario, riferendosi alle colline del Chianti. Lo stesso paesaggio che incantò Nathaniel Hawthorne, celebre autore della “Lettera scarlatta”, che scrive di una “campagna collinosa con diversi e vecchi paesini accovacciati sulle cime più alte delle colline […] oppure le torri e i bastioni di un castello medioevale posto a guardia del sottostante passo». E come dimenticare le estasiate parole del Manzoni nel suo Diario di viaggio da Empoli al Senese: «La vista fu rallegrata dallo spettacolo, pur troppo novo, di vigne rigogliose, tutte pampini verdi e distesi, grappoli neri e gonfi».

Dalla prosa alla poesia il passo è breve. Ed eccoci quindi di fronte alle parole di Eugenio Montale: «Ohimé che la memoria sulla vetta / non ha chi la trattenga / (La fuga dei porcelli sull’Ambretta / notturna al sobbalzare della macchina / che guada, il carillon di San Gusmè / e una luna maggenga, tutta macchie…)» scrive il celebre poeta genovese ricordando gli anni in cui era ospite di Elena Vivante in Villa di Solaia.

Ma non solo visitatori e viaggiatori del Grand Tour: il Chianti ha stregato anche gli “autoctoni”, coloro che in Toscana ci sono nati e vissuti: «Oltre a’ libri ed a’ morti debbo l’anima mia agli alberi e a’ monti. La campagna mi educò quanto la biblioteca”, scrive Giovanni Papini nel suo “Un uomo finito” del 1912; “Fra orti, giardini e ulivi regolati dall’arte amabile del potare, si snodano sui colli, vie così in pace che sembrano dimenticate, dove si procede fra meravigliose scoperte di cose sempre uguali e sempre impreviste”, scrive commosso Bino Sanminiatelli, autore fiorentino che decise di passare la sua vecchiaia a Greve in Chianti.

Autori diversi per sensibilità, prosa e stile: ma tutti accomunati “dal silenzio vespertino, grave degli effluvi del giglio e del respiro dolcissimo della vite in fiore” delle campagne chiantigiane, come scrive Camille Mallarmé nel suo romanzo di ambientazione Senese “Le ressac”.