La poetica impressionista

La poetica impressionista

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Il vino scorre nei bicchieri e nel tempo. Se nel precedente articolo del nostro speciale “Il vino nelle arti figurative” vi abbiamo portato nel rinascimento con le opere di Michelangelo, stavolta vi conduciamo qualche chilometro più in là: Francia, metà ottocento, quando Oltralpe si afferma la corrente dell’Impressionismo grazie ai capolavori di Seurat, Manet, Degas, Cézanne, Pissarro e colleghi.

Paul_Cézanne_102Impressionismo come Impressione. Le tele degli artisti francesi di metà Ottocento sono un rapido susseguirsi di emozioni e sensazioni, la cattura di un singolo momento che si affaccia sul fluire della vita quotidiana. Gli impressionisti non dipingono “l’ideale” (come, ad esempio, nel Rinascimento) quanto il “reale” filtrato attraverso le singole sensibilità artistiche ed espressive. Ed è ciò che ritroviamo, ad esempio, nel “Fumatore di pipa” di Paul Cézanne, dipinto del 1891 e oggi conservato all’Hermitage di San Pietroburgo. Quello immortalato è un momento qualunque della giornata di una persona: un signore baffuto che fuma la sua pipa, placido e tranquillo, con il gomito destro appoggiato sul tavolo… e con una bottiglia di vino a fare da scenografia. Il vino, nella poetica impressionista, è “oggetto” di vita quotidiana al pari di altri elementi. Si presenta spesso come “sfondo” nei momenti carpiti dal pennello degli artisti, così come vediamo in Cèzanne (che all’epoca del dipinto aveva però già parzialmente sconfessato le sue precedenti convinzioni impressioniste sull’uso della luce) non solo nel “Fumatore”, ma anche nei “Giocatori di carte” (1890 – foto di copertina) .

È, quest’ultima, una delle tele più celebri del grande artista di Aix-en-Provence: due giocatori di poker siedono al tavolo con una bella bottiglia di vino a fare da elemento conviviale tra i due. Cézanne dipinse cinque diverse versioni di questa tela (quella che vediamo in figura è oggi conservata al Museo d’Orsay di Parigi), una delle quali ambientata, appunto, in un’osteria. L’intento è quello di mostrare letteralmente un momento di “vita vissuta” in tutta la sua meravigliosa quotidianità, estrapolando il poetico anche da azioni apparentemente routinarie come la partita a carte fra due signori di mezza età. E il vino, nelle intenzioni dell’artista, assume un ruolo molto più centrale di quanto non appaia a prima vista: è l’elemento conviviale per eccellenza, il simbolo (assieme alle carte) del rapporto amicale e “intimo” fra i due protagonisti. Come in una cena fra amici, dove un bel bicchiere proprio non può mancare.

manetAnche un altro grande nome dell’Impressionismo, Edouard Manet, rende il suo tributo al vino nella “Colazione nello studio” del 1868. Un giovane studente, dall’abbigliamento irreprensibile, si appoggia al tavolo dove poco prima ha gustato il pranzo. Ovviamente accompagnando il tutto con una bella bottiglia di vino. Anche qui, come in Cézanne, troviamo il gesto quotidiano di un uomo che fuma la sigaretta, presumibilmente dopo aver gustato le sue pietanze in compagnia del giovane amico. Alla nostra sinistra una donna, presumibilmente la domestica del rampollo, guarda nella nostra direzione, come in posa. La pittura di Manet si avvicina, qui come non mai, alla successiva arte fotografica, che si svilupperà proprio grazie ai dettami dell’Impressionismo e all’esigenza di “cogliere l’attimo”. Un dettame, quello del “carpe diem”, che possiamo riportare anche alle nostre cene conviviali in compagnia del pregiato nettare.