La storia

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La città di Montalcino

Il Brunello di Montalcino, ormai, è sinonimo di qualità. Considerato a tutti gli effetti uno dei più importanti vini italiani, ha acquisito nel corso degli anni un certo prestigio a livello nazionale e internazionale. Ma per trovare le prime tracce di questo nome che mantiene alta la tradizione toscana, bisogna tornare indietro alla metà dell’800 circa.

Prima di allora, la zona aveva già mostrata una vocazione particolare alla produzione di vini molto apprezzati e conosciuti, ma fu il chimico e farmacista Clemente Santi a selezionare il vitigno Sangiovese Grosso (un clone del vitigno Sangiovese) per produrre un vino di qualità superiore, il Brunello di Montalcino, appunto, che compare per la prima volta circa venti anni dopo a Siena grazie alla produzione del nipote di Clemente, Ferruccio Biondi-Santi. Le annate presentate sono quelle del 1863 e del 1865 e, sin da subito, è chiaro che si tratta di un vino che non passa inosservato. Il vitigno, perciò, comincia ad essere oggetto di ricerca: l’idea è quella di realizzare un vino superiore da invecchiamento.

Ancora alla fine del secolo e agli inizi del ‘900, però, si tratta di un nettare conosciuto solo da intenditori, prodotto in edizione limitata, ma già di altissima qualità.

Seguirono un paio di decenni difficili a cavallo della Seconda Guerra Mondiale: la produzione del Brunello si fece sempre più rara (anche a causa del generale decadimento della produzione vinicola, dovuto a un progressivo abbandono delle campagne da parte della forza lavoro) e il costo di questo vino, mantenuto ancora da pochi produttori, aumentò a dismisura. Soltanto intorno agli anni Sessanta del secolo scorso il vitigno Sangiovese tornò a essere coltivato in maniera più consistente nella zona di Montalcino.

È il momento della rinascita e della diffusione per il Brunello, che si compiono e si celebrano definitivamente nel 1966, quando fu concessa la DOC la Denominazione di Origine Controllata. Assieme alla creazione del relativo consorzio di tutela, è lo step decisivo verso la notorietà presso il grande pubblico: le cantine vengono ammodernate, i vigneti riconvertiti e per il Brunello di Montalcino comincia una fase d’oro di commercializzazione e valorizzazione che porta a un florilegio di aziende produttrici e culmina, nel 1980, con l’assegnazione della DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita). È la prima volta che accade in Italia.

Da lì in avanti è un crescendo di successi e riconoscimenti e oggi il Brunello di Montalcino è una bandiera della qualità del vino italiano nel mondo.