Montalcino: il racconto di Antonio Mario Zaccheo

Montalcino: il racconto di Antonio Mario Zaccheo

2026
SHARE

Questo è il paradiso. Ma il motivo per cui restiamo a Montalcino è un altro: oggi incontreremo Antonio Mario Zaccheo, anima e cuore dell’azienda insieme a Giancarlo Sacchet.

Vorremmo sapere tutto ciò che riguarda Carpineto e la sua storia, e torneremo di sicuro a parlare con lui, ma per quest’oggi le nostre curiosità si concentreranno sulla vendemmia, in particolare quella che si fa a Montalcino e dai cui si otterranno il Rosso di Montalcino e, soprattutto, il Brunello di Montalcino.

Il signor Zaccheo è molto affabile. Forse da una persona con la sua esperienza e che possiede un’azienda così “grande” e importante, che esporta vini in tutto il mondo, mi sarei aspettato un approccio più freddo e orientato “ai numeri”. Invece ancora una volta ho capito che dietro i grandi numeri, ci sono le persone con i loro ricordi e la propria storia: quella che ti rende unico.

Ed è proprio da qui che parte la nostra chiacchierata con Zaccheo. Entrati nei vigneti, il primo pensiero del fondatore di Carpineto è per il passato; ci racconta di quando ha iniziato, con suo padre, e il suo sguardo si trasforma. Un sorriso sulla bocca e degli occhi quasi malinconici accompagnano le sue parole, di quando la vendemmia la facevano con mezzi di fortuna, di quando i carretti erano trainati dai muli e di quando i ritmi erano scanditi da risate, canti e balli con quello “spirito contadino goliardico che oramai è andato perso”.

IMG_1426I tempi sono cambiati e anche l’evoluzione tecnologica ha influenzato il mondo del vino, a partire dalla vendemmia,  che ne ha sicuramente guadagnato in qualità. Antonio Mario Zaccheo ci spiega che lui questa evoluzione l’ha seguita tutta e infatti Carpineto esegue oggi la raccolta meccanica delle uve su vigneti ad alta densità, con mezzi all’avanguardia.
Non è il caso di Montalcino che, data la conformazione del territorio, necessita di una raccolta a mano. Ed è in questi terreni scoscesi e pietrosi che la squadra addetta alla vendemmia è intenta nella raccolta, alle nostre spalle.

Quelli su cui poggiamo i piedi sono terreni sedimentari di origine eocenica, costituiti da galestro e argilla e i 10 ettari di vigneti che abbiamo intorno sono tutti di Sangiovese Grosso.

foto vendemmia 6D’altronde: “Parlare di uve a Montalcino, significa parlare di Sangiovese Grosso”, afferma Zaccheo, che ci mostra un grappolo che “addirittura dà sul blu”, prendendolo da una cassa lì vicino, e spiegandoci le sue caratteristiche. Un grappolo maturato perfettamente, pulito, senza malattie e senza parassiti: la base per produrre un vino buono, di qualità.

E’ tanto che siamo in piedi ed è quasi ora di pranzo. Non ci facciamo pregare dal Signor Zaccheo, che ci invita a mangiare qualcosa. Sotto il portico della tenuta, troviamo ogni ben di Dio, tutto rigorosamente made in Tuscany: Pecorino Toscano, Finocchiona e non continuo l’elenco perché sarebbe troppo lungo.

IMG_0953Non manca certo il vino. Partiamo col Rosso di Montalcino per poi passare al Brunello; l’ottimo sapore di questi vini è esaltato dall’abbinamento di cibi locali e, soprattutto, dal luogo: credo che bere un Brunello di alta qualità, immerso tra i vigneti, con Montalcino sullo sfondo…beh…sia un’esperienza indescrivibile.

In questo clima rilassato continuiamo a chiacchierare e Zaccheo fa un po’ il bilancio di quella che è la vendemmia 2015: “quest’anno è sicuramente un’annata a 5 stelle”. Senza esitazioni. Questa volta il lavoro e la passione sono stati ripagati dal tempo.

Ci salutiamo ma non senza un ultimo brindisi. Salute

GALLERY

 

[Best_Wordpress_Gallery id=”7″ gal_title=”Montalcino Antonio Zaccheo”]