Il vino tra lavoro e divertimento

Il vino tra lavoro e divertimento

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Special TMW

Il vino è il mio lavoro ed è il motivo per il quale sono qui”, ci dice Ingrid col suo bel sorriso. E non è una frase isolata quella raccolta dai microfoni di Tell Me Wine durante il Vinitaly 2016 in quel di Verona. Sempre più giovani si avvicinano al vino per farne una professione (oltre che un interesse personale): siano essi studenti di agraria o enologia, aspiranti sommelier o commessi in un’enoteca, il vino raccoglie attorno a sé fasce d’età via via più basse. Semplice voglia di ubriacarsi e di far baldoria con gli amici? Assolutamente no. L’approccio di questi ragazzi e di queste ragazze è fatto di studio, amore per il prodotto, consapevolezza, dedizione. Ricordate quando una volta si diceva che fare le scuole di cucina equivaleva a non studiare? Ecco: dimenticate questo stereotipo.

Oggi, lavoro e innovazione passano direttamente per la gastronomia e la cultura enoica. Sempre più brand del settore vinicolo, come Carpineto, utilizzano tecnologie innovative coniugandole al rispetto per l’ambiente e il territorio circostante. Un contesto che, non a caso, ha raccolto l’interesse dei ragazzi che in vigna si vogliono formare e crescere, imparando mestieri e professioni via via sempre più qualificati, dalla raccolta in vigna e la defogliazione delle piante; dalla preparazione del mosto e di ciò che poi sarà versato nei nostri calici alla comunicazione e al marketing delle aziende vinicole, mai così centrale come nell’era di internet e della comunicazione globale. “Il vino è la mia vita. Mio nonno fondò l’azienda e io spero di esserne il futuro”, ci rivela Domenico da Bari; “Sono sommelier, lavoro in un negozio di vino e ci sono a contatto tutti i giorni”, spiega Sofia, dalla provincia di Ferrara; “Da uno a dieci, per me il vino conta nove. È la mia professione e conta tanto nella mia vita”, afferma Paolo, dalla provincia di Monza. Persone diverse, storie comuni: tutte nel segno di quel sublime nettare che fece gridare al miracolo gli antichi romani, tanto da crearne un dio che ne fosse l’incarnazione.

Da questo lavoro nasce anche l’esigenza di raccontare; che il vino sia storia di vita e territori non è una frase fatta. Il successo dell’iniziativa Tell Me Wine è lì a dimostrarlo: centinaia di interviste, decine e decine di esperienze, territori e vocazioni, una passione unica che si esprime nel lavoro, nella fatica, ma anche nella soddisfazione di chi sa che sta contribuendo a migliorare e rilanciare l’economia un intero Paese. Giovani e adulti che hanno deciso di investire qui, fra una vigna e una botte di legno, per comunicare al mondo intero ciò che abbiamo di meglio in Italia: “Il vino dà, a molti giovani, la possibilità di esprimersi nel settore che preferiscono”, sottolinea Gian Maria da Verona. La chiave di tutto è proprio qui: in questo intreccio inestricabile tra territorio, amore, fatica e lavoro. Perché non può esistere lavoro in cantina senza la passione che lo muove.